Don Ciotti a Sulmona: ragazzi, riempite la vostra vita

«Riempite la vostra vita di contenuti. Riempite la vostra vita di vita. Non lasciatevi vivere». Don Luigi Ciotti guarda i ragazzi negli occhi. Si rivolge a loro utilizzando il “lei” anche se ha a che fare con giovanissimi. Li chiama per nome, per anteporre le potenzialità individuali di ciascuno, contrariamente a chi vuol vedere nei teenager un unico gruppo indistinto. Il fondatore di Libera ha scelto di incontrare le classi che nell’arco dello scorso anno scolastico, o dell’estate, hanno portato avanti un’esperienza nelle strutture dell’associazione contro le mafie.

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Legalità e solidarietà

Dal campo della Cepa alle ville degli Arena ci sono poco più di cento passi. Mentre l’autobus circoscrive la cinta muraria del complesso che ospita la ‘ndrina dominante a Isola Capo Rizzuto, nel Crotonese, fai fatica a immaginarti come si svolga, nel quotidiano, la vita dei boss della ‘ndrangheta. Le terre confiscate sono proprio lì di fianco. È in questa zona che si concentrano i laboratori didattici di Libera Terra, portati avanti all’interno di campi sottratti alla criminalità organizzata per farne occasione di lavoro e sostentamento. Continue reading “Legalità e solidarietà”

La nostra esperienza sul campo

Dai cappelli gialli della cooperativa Terre Joniche spuntano gli occhi dei ragazzi dell’istituto Vico-Ovidio di Sulmona, ospiti di un campo lavoro in un viaggio finalizzato ad accrescere la consapevolezza sulle mafie. Arance da raccogliere, vivai da far fiorire, erbacce da estirpare e canali da ripulire su terreni confiscati alla ‘ndrangheta a Isola di Capo Rizzuto (Crotone). Il servizio di Massimiliano Carlozzo per Esperia Tv

C’è chi dice no, il coraggio di Giacinto

C’è chi dice no. E lo fa anche quando questa scelta significa mettere a rischio ogni equilibrio e ogni certezza in un sistema in cui molti non riescono a fare a meno di omologarsi. C’è chi dice no, e riesce a farlo anche vivendo a Petilia Policastro, il paese di Lea Garofalo, donna-coraggio vittima della mafia. Trentatré anni, imprenditore agricolo e sindacalista, Giacinto Berardi riesce ancora a dire no a qualsiasi tentativo di ingerenza da parte della criminalità organizzata nei confronti della sua attività economica. Continue reading “C’è chi dice no, il coraggio di Giacinto”

Locri: sequestrate 2 scuole, per la Dda le ha costruite la ‘ndrangheta

I carabinieri del Gruppo di Locri hanno sequestrato due immobili che ospitano l’Istituto statale d’arte e l’Istituto professionale statale per l’industria e l’artigianato, frequentati da circa 800 studenti, perché “totalmente abusivi”. I militari hanno anche eseguito 15 provvedimenti restrittivi, arresti e altre misure cautelari, su ordine della Dda di Reggio Calabria, accusate di truffa, abuso d’ufficio e frode nelle pubbliche forniture, reati tutti aggravati della modalità mafiose per i presunti rapporti degli indagati con la cosca di ‘ndrangheta dei Cordì. Continue reading “Locri: sequestrate 2 scuole, per la Dda le ha costruite la ‘ndrangheta”

Il giardino della memoria per le vittime delle mafie

Alcuni alunni di Isola Capo Rizzuto, insieme anche ai ragazzi del centro diurno Baobab di Crotone ed ai soci della cooperativa Terre Joniche hanno piantato dieci alberi da frutto ai quali hanno poi attaccato delle targhe con i nomi delle vittime di mafia. Di ognuna delle tredici vittime, Umberto Ferrari di Libera, ha fatto una breve storia spiegando agli attoniti ragazzi presenti la vicenda per la quale sono state uccise. Il servizio di Max Carlozzo per Esperia Tv.

“Nel posto sbagliato, al momento sbagliato”

Dopo un momento di confronto sui temi della legalità con gli studenti del Gravina, liceo di Scienze umane di Crotone, abbiamo incontrato Matteo Luzza, testimone sulla propria pelle della violenza della ‘ndrangheta calabrese nel vibonese. Il 15 gennaio del 1994 uccisero il fratello Giuseppe, poco più che ventenne. La sua “colpa”, quella di aver amato una ragazza al posto sbagliato e al momento sbagliato. La sorella della ragazza era, infatti, come ricorda Liberainformazione, la moglie del boss Antonio Gallace, oggi all’ergastolo. Gallace considerava “roba” sua la vita della cognata. Spettava a lui, in quanto uomo d’onore, decidere con chi la giovane avrebbe dovuto sposarsi. Sicuramente non con Giuseppe, un estraneo degli ambienti ‘ndranghetistici. «Per uccidere Giuseppe – racconta Matteo – arrivarono dei killer dalla piana».

 

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